Karibuni Onlus

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Langobaya, 22 gennaio 2012.

Una domenica di danze e canti nella chiesetta del villaggio, l'umiltà e la dignità incomparabile di donne in fila al momento dell'offerta, per lasciare all'altare chi una pannocchia, chi qualche scellino, chi piccoli cestini di legumi.

Una domenica semplice e complessa. Polvere di terra rossa entra, portata da qualche folata di vento caldo, persone curiose di vedere le uniche bianche in Chiesa, io e Margherita, orgogliose della nostra maglietta e di chiunque abbiamo intorno.

Siamo amati, a Langobaya.

Alcuni bimbi e mamme ci chiamano per nome, sorpresi della nostra presenza domenicale tra loro.

Il mio bimbo magico mi aspetta in fattoria e passiamo un'oretta spensierata insieme tra le caprette e le coltivazioni ormai pronte.

Che bella la domenica a Langobaya.

Sono di ritorno. Questo è il mio ultimo aggiornamento del diario di viaggio.

Non bastano le parole di nessuna lingua, in nessun dizionario, per esprimere quello che qui si è vissuto.

La mia fatica più grande sarà infatti quella di raccontare. Cosa racconto, come...?

Non riesco attualmente a realizzare di svegliarmi fra pochi giorni in Italia senza il mio cellulare quotidiano che squilla almeno venti volte al giorno per risolvere piccoli grandi ostacoli quotidiani, non riesco ora a immaginare niente. 

Come un automa mi dirigerò in aereoporto, prenderò l'aereo che mi aspetta e torno, punto.

L'idea di abbracciare la mia famiglia è tutto ciò che dà equilibrio alla terribile sensazione del distacco.

Non si tratta tanto di un distacco obiettivo dall'Africa, ma di un distacco di me qui.

Avevo persino imparato a mangiare con le mani scoprendo il piacere del cibo senza posate come intermediarie.

Il senso di libertà della mia persona, così come è, senza dover fingere nulla, senza troppe maschere sociali,

senza inseguire niente e nessuno se non me stessa attraverso il mio lavoro e la nostra gente locale.

Recuperare le abitudini italiane è un pensiero che in parte mi indebolisce.

Non so neanche quanti chilometri avrò fatto a piedi in questi sei mesi senza neanche accorgermi.

In Italia ricercavo la fermata della metropolitana più possibile vicina al luogo di arrivo, qui ho camminato tanto.

Sempre. Anche solo per prendere un po' di frutta la sera o un pollo in qualche baracchina vicino casa. Quanti passi lasciati qui.

Fare ora un resoconto di questa esperienza non è possibile, non riesco neanche a realizzare che sia finita, immaginiamoci rappresentarmela.

Mi servirà tempo in Italia per ripensarla e ripensarmi.

Qui di seguito racconto tramite immagini gli ultimi sviluppi recenti, avvenuti tra i nostri progetti:

 

 

 

Il bimbo magico che ormai tutti conosciamo, Leonard, dà il benvenuto alla fattoria di Langobaya, che ormai oltre alle caprette e alle coltivazioni ormai pronte, si aspetta tra qualche mese nuovi animali in arrivo. Un progetto che prevede di estendere alcune idee per il beneficio della comunità.

 

Le nostre caprette in fattoria.

 

In questa foto vedete ciò che era presente due settimane fa, hanno iniziato a costruire una casetta nuova che prevede l'allevamento di 500 pulcini, adiacente all'esistente casa che ha ospitato 100 polli venduti ben presto poco prima di Natale.

In questa foto la casa dei 500 pulcini è ultimata e aspetta i prossimi ospiti, in arrivo nel mese di febbraio.

Si pensa infatti di iniziare il primo step di 100 pulcini nella casetta esistente e, via via che crescono, vengono spostati della casa estesa e venduti, in modo tale da dare il via ad un profitto costante e a rotazione.

 

Vista della fattoria Flora Shamba, le coltivazioni crescono e alcune sono già pronte per essere vendute.

 

 

 

II nostro caro partner locale, Mister Washington, spiega la lavorazione della napia grass, attualmente è iniziato il primo raccolto, dopo qualche giorno di essicazione, vengono puliti, sbucciati e venduti i semini all'interno.

 

Altra veduta della shamba.

 

Per quanto riguarda il settore scolastico, a Langobaya abbiamo trovato questa struttura, facente parte della primary Maji School. Il Preside di questa scuola è il Preside della nostra scuolina nursery che ha appena ricevuto due nuove classi per i suoi bimbi. Al vedere queste classi in lamiera, il nostro Presidente ha proposto da subito un aiuto alla scuola, iniziando a sostituire la lamiera con due classi nuove. La foto che vedete adesso sono le classi al nostro arrivo, quella che segue racconta i lavori in corso e di seguito le classi come sono ora.

 

Classi che erano di lamiera alla Maji School...

 

 

Lavori in corso per ridare classi di qualità agli studenti della scuola primary Maji School

 

Ed ecco le classi attualmente, nuove e dipinte come la divisa degli studenti Maji School

 

Gli studenti ora vivono le loro lezioni in strutture nuove e pulite, alla Maji School di Langobaya.

 

Nella nostra scuola nursery a Soyo Soyo, Malanga, i bimbi mangiano seduti nel refettorio. Quello che più mi ha sorpresa è il silenzio che riescono a creare durante un momento in cui in una nostra qualsiasi scuola italiana regna il delirio, nel tentativo di mantenere l'ordine e silenzio durante il momento del pranzo.

I bimbi sono educati, rispettosi e si prendono cura uno dell'altro, come mai ho visto fare in altre scuole.

Abbiamo anche vissuto insieme un giorno speciale durante la consegna delle divise nuove per l'anno 2012.

 

Bimbi di Soyo Soyo durante il pranzo, Chakula Chema!

 

 

Consegna al Committee Scolastico e ai Bimbi delle nuove divise 2012 ai bimbi di Soyo Soyo, realizzate dalle studentesse di sartoria della scuola Sant Agnes di Malanga.

 

 

Anno nuovo, divisa nuova per tutti i nostri bimbi!

 

A Langobaya, sempre alla nursery, i lettori che ci seguono hanno visto ultimate nell'ultimo report di viaggio le due  nuove classi per i bimbi. Ora, vedete nella foto sottostante, le classi sono ultimate anche nell'arredamento, e i bimbi sono felicemente seduti comodi a fare lezione.

Migliorare la qualità delle strutture dove studiano nostri bambini è la base anche per una qualità nell'insegnamento.

Loro sono tutto il futuro di questa terra ed è da loro e con loro che bisogna partire...

 

Intanto, sempre a Langobaya, ci si dà da fare per creare presto il nuovo refettorio della Nursery Saint Mary's, così anche questi bimbi potranno

mangiare senza dover andare a casa per farlo. I bimbi qui, quando vanno a casa, percorrono chilometri sotto il sole, non hanno certo

il servizio del pulmino scolastico, la creazione di refettori per la mensa vicino alle scuole è davvero un grande regalo per i nostri angioletti.

 

Uomini al lavoro per finire il refettorio, San Mary's School, nursery Langobaya.

 

Per quanto riguarda il settore medico, nell'ospedale di Marafa abbiamo provveduto a risolvere un' emergenza che riguardava un tank di acqua che stava per esplodere, con le conseguenze che si possono ben immaginare. Nella foto che vedete sotto, uomini al lavoro stanno risolvendo il problema con la sostituzione di nuovi tank per l'Ospedale.

Fra poche settimane il medical team di Karibuni vedrà all'opera almeno venti medici di specializzazioni diverse, ginecologi, cardiologi, ostetriche, medicina generale, pediatri e infermieri, tutti  nei nostri dispensari e scuole.

Sono da poco partiti i nostri amici e preziosi dentisti che tanto hanno fatto per i pazienti dell'interno  e sulla costa, nelle nostre strutture.

 

 

Karibuni, nel settore medico, si è spostata anche in prigione, a Malindi.

Attualmente stiamo organizzando il nostro Medical Team per la visita alle donne dei carceri, insieme ai loro bimbi.

Sono state regalate alcune macchine da cucire per permettere loro di imparare un nuovo lavoro in vista del loro futuro.

Grazie al Rotary Club di Malindi, la nuova partnership con la Red Cross di Malindi, Karibuni si fa strada tra obiettivi nuovi e progetti in crescita.

 

        

 

Consegna nelle carceri di 3 nuove macchine da cucire, vestiti e giochi per i bimbi.

 

 

PASSI FUTURI, PROGETTI IN ESSERE...

 

Questo diario finisce con una speranza, ormai certezza, di progetti nuovi che vedranno la loro realtà tra pochi mesi.

L'obiettivo è sempre chiaro, far crescere, responsabilizzare nell'auto-sostentamento delle comunità dove Karibuni opera.

Ed è per questo che il settore educativo, sanitario e la creazione di lavoro agricolo con annessi progetti di microcredito sono la strada maestra perchè tutto ciò sia possibile.

La comunità di Langobaya ci ha donato 10 nuovi acri, adiacenti alla nostra fattoria bellissima Flora Shamba.

 

 

In questi 10 acri, per ora solo recintati, abbiamo pensato di creare un "Innovation Park" che niente ha a che vedere con montagne russe in nessun parco giochi. Si tratta di un'idea del Nostro Presidente di utilizzare questo dono con la creazione di "esperimenti" e "tentativi nuovi" nel campo agricolo e di allevamento che possano essere utili per le comunità che sosteniamo come alternative di vita possibile.

Inutile far finta di non vedere e avvertire la realtà somala, fratelli vicini a questo Paese tormentati da una carestia ineguagliabile.

L'idea di Karibuni, nel nostro piccolo, è quella di pensare ora a progetti alternativi, progetti "salvagente" che possano rappresentare un'alternativa in terre aride e sofferenti di sole.

L'idea di sostituire, se dovesse esserci la necessità, alcune specie più resistenti e iniziare un raccolto di colture adattabili, potrebbe essere un principio di aiuto per le comunità a rischio, che basano la loro vita sul raccolto e sui loro animali.

Per cui in questi giorni sono stata a visitare il piccolo villaggio di Marereni, perchè ho sentito che qualcuno lì alleva cammelli (la maggior parte sono dromedari) e animali figli di un risultato di incroci tra specie più resistenti e pregiate. Così mi metto in marcia e scopro che...avevano ragione !

 

 

 

I giovani proprietari di questo allevamento mi hanno dato molte informazioni preziose e ho scoperto esistere diversi incroci di capre, ognuno con la sua particolarità nel produrre latte e  piccoli. Sono informazioni fondamentali per i nostri prossimi obiettivi.

 

 

La famosa capra Galana, preziosa specie di capre kenyote.

 

Incroci interessanti e resistenti di pecore, Marereni.

 

Questo diario finisce qui, questa esperienza anche, il mio bimbo magico si è addormentato e non ho il coraggio di svegliarlo per dirgli che vado via.

Lo immaginerò e penserò correre ogni giorno, credo anche ogni notte. Nella sua pulita e sacra ingenuità ha saputo insegnarmi l'amore disinteressato e sincero che raramente fa parte della nostra vita. Ha accompagnato con i suoi sorrisini silenziosi tutto il mio cammino, tra mille difficoltà e ostacoli che grazie a lui mi sono sembrati più accettabili e ridimensionati.

Sogno di tornare e rivederlo parlare, magari scrivere, lo immagino con la sua divisa scolastica e con lo zainetto sulle spalle mentre corre a casa finita la scuola. Sogno già da ora il momento in cui ci correremo incontro di nuovo.

Karibuni Onlus mi ha regalato una delle esperienze più forti, intense e profonde che abbiano fatto parte del mio cammino nel mondo.

E' con grande riconoscenza e commozione che saluto tutti coloro che ci hanno seguito in queste pagine, condividendo insieme a me un percorso davvero indimenticabile.

 

 

""..E mentre sei lì ti chiedi come sarà il giorno in cui lì non ci sarai più. Non sono più lì, piango per questo. E' una nostalgia che ti spezza il cuore. Non sei più lì, non ci sono i tuoi bambini, non ci sono i tuoi rumori, le tue paure, la tua euforia, i colori, le articolazioni che ti fanno male perchè dormi per terra, ora baratterei cento materassi per un simile mal di schiena. Non c'è più niente e ho paura che forse non ci sarà più. L'Africa ti entra dentro senza uscirne più. E'una malattia che ti trascini per tutta la vita, non c'è guarigione, non c'è medicina, ti fa soffrire quando c'è e forse di più quando non c'è. E pensare che bastebbero un aereo e una jeep per rivivere tutto. Ma non puoi, le cose sono cambiate, in un giorno hai cambiato la tua vita, o meglio distrutto il tuo futuro. Ora ti rimane solamente la forza di un ricordo che hai dentro e che invece che svanire col tempo si fa ancora più forte, ti preme nella mente sempre di più, ti brucia dentro, come un tramonto, come un fuoco acceso di notte per tenere lontani gli animali, che alimenti sempre di più, con la legna, con il cuore, con il cervello e ti assale un senso di desolazione che non sai far sparire e un pezzo di te si stacca, vola e raggiunge i tuoi sogni, nell'aria, passa sopra gli animali, le colline, i fiumi, li vedi come fossi lì, ma non li vuoi vedere perchè la nostalgia è troppo forte, e  allora chiudi gli occhi e speri solamente di non sognare perchè il risveglio sarebbe troppo duro. L'Africa è un lungo coltello che ti entra lentamente nella carne, quando entra ti fa male, ma una volta entrato il dolore se ne va e lascia spazio alla consapevolezza che quella lama che hai nel cuore, nei polmoni, nelle vene è meglio non tirarla fuori, perchè farebbe più male ancora, e convivi con il dolore ma quando ti abitui al dolore allora ne assapori il lato vero, senti il cuore che batte all'impazzata, ti trasformi, diventi la bestia che è in te, liberi la tua parte selvaggia, e sai che per sempre sarà così. In qualsiasi posto ti troverai e qualsiasi cosa tu farai dovrai mascherare e nascondere quel lato di te che vorrebbe venire fuori, che vuole gridare la parola libertà, che sarà con te per il resto della tua vita, quella che lontana da lei non puoi più chiamare "vita". ""

 

Dal libro di Giulio Gallo  "I miei Masai"

 
 
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