| Giorni di Pioggia e Buio |
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Pioggia. Amica- nemica di questi ultimi sette giorni, ininterrottamente compagna dapprima fortemente desiderata, ultimamente poco gradita. Buio. La luce in questi ultimi giorni è stata solo quella naturale e al tramontare del giorno ci siamo trovati tutti al buio. La pioggia ha creato alcuni disagi alla rete elettrica da cui è derivato tutto il resto. La sera dopo le 18 iniziano alcune vere difficoltà, al ritorno a casa, una piccola torcia portata con me dall'Italia è l'unica luce possibile. Tutto è silenzio, nessun rumore di qualche televisione di chi se la può permettere, nessuna musica dei bar- caffè qui intorno, solo alcune voci per la strada di uomini e donne che non si vedono e si incontrano per le strade del villaggio. Una sera rientro tardi dalle mie attività e sono colta dal buio più totale, quel giorno, non immaginando di ritardare tanto avevo lasciato la torcia a casa e improvvisamente ho riscoperto l'emozione della paura. Avevo perso le coordinate spaziali di una strada che avrei potuto dire di percorrere ad occhi chiusi e ora... mi ci trovavo, come ci fossi realmente, ad occhi chiusi. Avvertivo voci senza vedere volti, senza capire se le persone mi erano vicino e quanto. Ogni tanto un tuc tuc per la strada illumina qualche tratto, in quel momento corro un po' dietro per farmi strada, sotto una luce che lentamente si allontana. Il tuc tuc trasporta una famiglia intera, inutile fermarlo. Tutt'a un tratto la "strada di casa" mi sembra una via sconosciuta, le voci amiche del villaggio diventano improvvisamente voci persecutorie e per via della lingua complessa non capisco se stanno parlando con me o se sono persone che parlano tranquillamente tra loro. Era un tragitto davvero breve ma mai l'ho sentito così lungo. La pioggia incalzante degli ultimi giorni ha cambiato forma alle strade sterrate del villaggio, ai "marciapiedi" di terriccio, si sono creati piccoli lunghi fossetti tutto intorno, con buche mediamente profonde, che sarebbe bene vedere ed evitare, per non rischiare di caderci dentro. Quando giungo sotto casa, la voce della mia guardia notturna che mi punta la torcia è la voce più familiare e gradita avessi potuto ascoltare. Il suo sorriso sommesso e i soliti convenevoli prima della buonanotte mi rasserenano. Una volta in casa, sento essere davvero stanca e affamata, ma nel totale buio prepararsi un cena è un'avventura. Per di più quando scopri che la carne che avevi messo in freezer qualche giorno prima è totalmente scongelata da giorni e dentro al freezer non vedi che tracce di sangue tutto intorno. Dopo una giornata così stancante a Langobaya, dove per raggiungerla abbiamo impiegato quasi tre ore di viaggio, a causa della fitta pioggia che aveva creato piccoli fiumi al posto di strade; dopo aver scoperto che le casuarine a Soyo Soyo sono morte tutte a causa del terreno allagato...Non sono stati giorni facili per me, questa settimana di buio e di pioggia ha rispecchiato molto il mio mondo interiore degli ultimi giorni. Spesso le mie giornate si sono scontrate con risultati che dovevano essere attesi ma che non sono giunti, appuntamenti che dovevano essere ma che all''ultimo vengono disattesi, frequenti incomprensioni su attività per me scontate, difficoltà di trovare punti di riferimento solidi su cui impostare un'idea di progetto comune. Ho avvertito in questi ultimi giorni la sensazione di essere davvero sola, per la prima volta in Africa. Una sensazione mai provata prima. Una sensazione che non aspettavo ma che purtroppo è stata spesso costante, come la pioggia. E come la pioggia ha disegnato nuovi percorsi e nuovi tragitti, nuove strade da percorrere, dentro di me. Prima o poi questo momento doveva giungere, non lo aspettavo ma sapevo per certo doveva arrivare. Un momento in cui vedere le mie sorelle sbucciare castagne vicino al camino, durante i nostri incontri su skype, la settimana prima, mi inonda di una nostalgia incontenibile, momenti in cui sono troppo stanca la sera per lottare contro il buio, se voglio solo cucinarmi un piatto di pasta, momenti in cui la mancanza di acqua non mi fa più sorridere ma mi fa arrabbiare...quante emozioni complesse e nuove sto conoscendo qui. Quante prove di forza, coraggio, resistenza, pazienza si richiedono...alcune sere giocavo con la torcia e cercavo di posizionarla in modo tale che avessi le mani libere, mi sono costruita una specie di cerchietto che mi tenesse fissa la torcia vicino alla fronte, e con quella entravo nella normalità delle mie azioni, ho cucinato, scritto, persino ordinato un po' la casa, nel buio totale. Incredibile vedere come i tuoi cinque sensi si espandino in quel momento, hai persino a un certo punto la convinzione delirante di vederci nel buio, di sentire più vicino le voci della strada. Gli animaletti minuscoli, sempre ospiti permanenti della mia casa, si dirigevano verso l'unico punto luce che incontravano, la mia torcia. La mia torcia sulla mia fronte. Per cui spesso dovevo impegnare una mano per evitare scontri frontali con loro, in tutti i sensi, la situazione ora che la scrivo mi fa ridere ma quando l'ho vissuta un po' meno. Sono in fondo contenta di questo momento difficile, sono contenta quando spesso il limite viene a trovarmi, disegna i miei confini nella persona che sono, ho l'impressione di conoscere parti di me che non sapevo possedere, ho persino scoperto di essere in fondo anche molto creativa e brava nell'arrangiarmi, come potevo saperlo nella mia casa in Italia, nella mia bellissima casa in Italia, che ho sempre in qualche modo abbandonato. A Malindi un giorno incontro quel dottore indiano che mi ha a modo suo curato l'herpes zoster dei primi giorni. Mi saluta, mi guarda e mi chiede di fargli vedere la mia mano. Lui la prende e preme con forza una zona tra il pollice e il polso provocandomi un dolore fortissimo. Gli chiedo cosa stia facendo ritirando infastidita la mano, mi risponde aver sbloccato un centro importante che mi avrebbe portato a poco ad avere un'ennesima infiammazione. Mi ripete che devo respirare, rimanendo seduta almeno 15 minuti al giorno disegnando con le dita un cerchio tra pollice e indice, sa che non l'ho fatto e mi ripete l'importanza di questa prescrizione, addirittura me la scrive, credendo di renderla più formale ai miei occhi. Ho promesso di farlo e in questi giorni di buio ci ho provato. Ho ancora dolore nella zona che ha premuto e ogni tanto curiosa mi osservo le mani e mi chiedo cosa ci deve avere visto, con quel suo terzo occhio un po' inquietante e onestamente simpatico.
A Langobaya dopo la pioggia inizieremo le nuove piantagioni, il terreno è pronto per essere seminato.
-Strade che diventano fiumi, e fiumi che diventano strade, a Langobaya-
Nel frattempo la casa del nostro farmer è arredata e i pulcini crescono velocemente.
Stanno per arrivare i nostri medici, che prevedono attività nell'ambito cardiologico e ginecologico per le donne dei nostri dispensari, fino agli inizi di novembre. Siamo in attesa di vedere in funzione le macchine della radiologia e dell'anestesia donate dai nostri cari amici di Gocce nell'Oceano, con i nostri medici qui si penserà anche a un nuovo assetto che prevederà una nuova organizzazione del medical team, espandendo attività e strumenti richiesti.
Da domani le ragazze musulmane di una nota scuola di Malindi attendono felici ed emozionate la loro prima lezione di italiano, mentre i banchi a Mida saranno pronti per nuovi bimbi e si inizierà a seminare anche lì nuove piantagioni. Laura è quotidianamente presente sulla realtà di Mida e la sua continua attenzione e dedizione alla scuola sta portando nuovi e positivi cambiamenti.
E' piovuto tanto sì, e c'è stato tanto buio..ma solo dopo la pioggia un terreno è pronto per essere nuovamente coltivato, non esiste momento migliore, dicono qui. E allora ben venga ogni tanto un momento di pioggia, a disegnare nuove strade e a preparare vecchi terreni a nuove coltivazioni. E ben venga ogni tanto il buio, se ci serve a ricordare quanto la luce non possa sempre essere scontata, anche quando si presenta a intermittenza e non sempre ci può accompagnare durante i nostri ritorni a casa. Buonanotte Africa.
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