Karibuni Onlus

I miei sei mesi in Kenya. Ecco il perchè - Intervista di Enrico Ratto- PDF Stampa E-mail

Carissimi amici lettori,


quella che segue è un'intervista che ho rilasciato ad Enrico Ratto ( http://www.sevendays-in.com )

 in cui mi presento e descrivo il mio percorso di vita che mi ha portato a conoscere Karibuni Onlus.

Un modo per essere conosciuta da coloro  che vorranno seguirmi in Kenya, tramite questa sezione, durante i sei mesi che trascorrerò tra i progetti di Karibuni.

 

Che tipo di studi hai fatto e che cosa ti ha spinto ad iniziare a viaggiare?

Mi chiamo Paola Deriard e sono una giovane psicologa iscritta all'Albo della Lombardia. Ho conseguito la laurea specialistica nel 2006 in Psicologia della Comunicazione e dello Sviluppo, portando come tesi di laurea un progetto su cui ho lavorato per oltre un anno, dopo aver vinto un bando della Regione Lombardia, sullo studio di un software virtuale per la cura dei Disturbi d'Ansia. Un anno intenso che mi aveva prospettato un futuro di ricerca e di collaborazione professionale nel mio Paese, in un campo innovativo e curioso della mia professione. Fino a quando decido, appena laureata, di regalarmi il sogno che da sempre nutrivo, di andare a conoscere il Paese in cui parte dei miei familiari attualmente vivono, per scelte personali dettate dal passato, il Venezuela. Una terra di cui avevo sempre sentito parlare fin da bambina, quando la zia ogni anno ci portava tanti pensierini colorati di quella terra, a suo dire meravigliosa, nelle sue difficoltà e nelle sue infinite bellezze. 

 

Che cosa è successo in Venezuela? 

Doveva essere una semplice vacanza e si è trasformata in un'esperienza di vita che ha cambiato la mia esistenza, che mi ha visto allontanare ben presto l'idea di turista trasformandola in quella di volontaria per diverso tempo. Il mio ritorno non è stato facile, per nessuno. La Dottoressa che parte per una "semplice" vacanza come regalo di laurea riporta in Italia una persona profondamente combattuta sul da farsi, con la certezza dentro di sè di aver scoperto il senso della sua professione e della sua stessa esistenza, quello di essere di aiuto nei Paesi in Via di Sviluppo. Inizia da quel ritorno una nuova pagina della mia vita, una pagina sottolineata dal disappunto rassegnato del mio grande papà che vedeva con orgoglio e commozione "la sua Dottoressa" indossare un camice e ricevere pazienti in una struttura sanitaria vicino casa. Ma io ho solo indossato semplici magliette che mi hanno accompagnata in giro per il mondo a dare il mio sostegno volontario nella cooperazione internazionale. 

 

 

Che anno era? 

 

Era il 2008. In quell’anno ho trascorso mesi indimenticabili e intensi presso l'Ambasciata Italiana di Santo Domingo, dove mi sono occupata del settore culturale e della comunicazione, agevolata dalla conoscenza della lingua spagnola dopo la mia esperienza in Venezuela. Il 2009, dopo alcuni mesi vissuti negli Stati Uniti per acquisire padronanza della lingua inglese, mi vede vivere in Paesi quali Cuba, Puerto Rico e Costa Rica, in aiuto a progetti sulla biodiversità, alternando turismo responsabile a proposte brevi di volontariato. 

 

Quanto sei tornata in Italia?

Nel 2010 decido di prendermi una "pausa" e dopo essermi iscritta all'Albo degli Psicologi, con la gioia ritrovata di mio padre, inizio ad esercitare la mia professione in Italia, frequentando però corsi di formazione sulla Cooperazione internazionale e fino a quando, in occasione di quella che doveva essere l'"ennesima semplice vacanza", incontro sul mio cammino l'Africa, il mio "punto di non ritorno". Rimango un solo mese in Tanzania ad alternarmi come turista e volontaria presso una piccola Associazione locale, mentre i giorni trascorrono nella certezza che ormai il mio destino sarebbe irrimediabilmente cambiato. Ed è in questa certezza che una volta tornata in Italia ho avuto la grande fortuna di conoscere Karibuni Onlus.  

 

Come hai conosciuto Karibuni Onlus?

Dicono che quando si ha la grande capacità di credere nei propri sogni, sono proprio quegli stessi sogni a venirti a cercare. Con Karibuni è successo praticamente così. La mia breve esperienza in Africa si è conclusa con la certezza che non poteva concludersi, così una volta in Italia ho vissuto parallelamente due realtà, quella quotidiana che mi vedeva come psicologa e quella del sogno che mi ha vista cercare senza sosta, tramite il web, opportunità professionali più concrete in termini di tempo e di responsabilità, con associazioni operanti nella cooperazione internazionale. La mia ricerca mi porta sul sito di Karibuni Onlus e leggo con particolare interesse i loro progetti dedicati in Kenya all'area educativa, sanitaria e progetti agricoli, nonchè l'idea di creare una "Cultura del lavoro" che permetta alle comunità di autogestirsi. 

Mi metto quindi alla ricerca di più informazioni sui progetti realizzati e su quelli futuri, mi perdo tra le loro fotografie e video che riportano i sorrisi dei tanti bambini che sostengono, leggo tra le righe l'impegno e il cuore che sta dietro a tutte le loro attività. Scopro così che Karibuni ha anche una pagina su Facebook dove si segnalano i vari eventi per la raccolta fondi e nuove foto che testimoniano i progressi raggiunti e dove si può interagire direttamente con l'associazione. Mi faccio coraggio e mando un messaggio privato all'amministratrice della pagina per avere un contatto con il presidente dell'Associazione e poter chiedere informazioni su un' eventuale collaborazione di volontariato in Kenya. Dopo un primo contatto, mi era sembrato di capire che si sarebbe trattato di un periodo di volontariato breve durante la stagione estiva.

 

Mentre tu eri disponibile ad una permanenza più lunga?

Sì, ricordo infatti di aver risposto con un certo dispiacere che il mio sogno era alla ricerca di qualcosa di più di un periodo breve di volontariato ma che ero fortemente motivata a spendere un periodo di tempo più ampio all'interno di progetti da seguire in loco. Nel momento in cui mi metto in contatto con altre realtà proseguendo la mia ricerca, ricevo la proposta da parte di un'altra associazione di partire per il Messico all'interno di un progetto psico-educativo, per una comunità indigena nel territorio del Chiapas. Durante i giorni in cui rifletto sull'eventuale partenza, il mio telefono squilla e dall'altra Gianfranco Ranieri, Presidente di Karibuni Onlus, mi chiede di poterci vedere per un pranzo di lavoro insieme al Dottor Carlo Peverelli, uno dei responsabili medici di Karibuni. 

E' stato uno dei pranzi più importanti che ricordo, dal momento che mi viene infine offerta l'opportunità professionale di seguire direttamente i progetti di Karibuni nel ruolo di "Supervisor" in loco, "per almeno sei mesi".

 

Che cosa ti ha convinta a cogliere questa opportunità?

Quando ho conosciuto il Presidente Gianfranco e Karibuni attraverso le sue parole, così cariche di dedizione, passione, concretezza, speranza e umiltà, ho avuto la sensazione di aver di fronte a me l'opportunità che da tanto tempo andavo cercando. Non ho dovuto decidere, ho solo seguito in maniera del tutto naturale ciò che per me rappresenta una grande realizzazione.   

 

Eri mai stata Supervisor per tutti i progetti di un’associazione in un certo luogo del mondo? 

No, non sono mai stata "Supervisor" di tutti i progetti di un'associazione; questa è per me la prima volta in cui mi troverò ad avere questa responsabilità di cui mi sento onorata e che ricevo con grande entusiasmo, umiltà e profonda motivazione.  

 

Quali pensi che siano le priorità, tra gli interventi di Karibuni, in Kenya?  

Karibuni Onlus, fin dalla sua nascita, si è da subito concentrata su progetti scolastici rivolti soprattutto all'infanzia, affiancando parallelamente l'avvio di progetti sanitari, garantendo così adeguato supporto sia sul fronte educativo che in quello sanitario.  Non è facile, a mio avviso, elencare una priorità, dal momento che è fondamentale innanzitutto garantire la salute, quando si opera in Paesi come l'Africa, così come l'informazione e l'istruzione siano altrettanto fondamentali per lo sviluppo e il benessere di un popolo.  Inoltre l'obiettivo primario di Karibuni è diventato quello di creare le giuste condizioni per un auto-sostentamento delle comunità in cui opera, attraverso la creazione di progetti agricoli e di allevamento, con l'obiettivo di realizzare produzioni che possano garantire reddito: è in questo modo che una comunità cresce e si autogestisce, rendendosi così  via via più autonoma e venendo così ad allentare, se non a spezzare, la catena degli aiuti-dipendente. 

 

 Come pensi di trasmettere, a chi segue Karibuni o a chi ancora non lo conosce, la tua esperienza in Kenya?  Karibuni da tempo aggiorna coloro che la seguono tramite una newsletter mensile in cui "si racconta", che è presente sul sito, sulla sua pagina di Facebook e che può giungere direttamente sulla casella di posta di chi si iscrive. 

Con il mio arrivo in Karibuni abbiamo pensato di creare una sezione all'interno del sito dell'Associazione (www.karibuni.org) denominata "Diario di Viaggio", dove all'interno, coloro che vorranno, potranno seguire la mia esperienza, che verrà personalmente raccontata. Ho sempre avuto una certa passione per la scrittura e dal 2006 i miei viaggi sono sempre stati accompagnati da un diario, in cui spesso ho fermato alcune sensazioni e riflessioni di passaggio. Un compagno indispensabile durante ogni mia esperienza di vita così intensa. Sono grata a Karibuni per avermi permesso di poter fare altrettanto quando sarò in Kenya. Abbiamo pensato anche a piccoli filmati, insieme alle mie personali sensazioni e riflessioni, sulla mia esperienza in terra d'Africa. Infine, per coloro che saranno interessati a conoscere concretamente Karibuni nelle sue attività, io invito con il cuore a venire a conoscerci, in Kenya. Io mi occuperò di riceverli e di accompagnarli personalmente attraverso i nostri progetti e a conoscere il sorriso dei nostri bambini.     

 

 

 
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